Obesità infantile

Un po’ di (allarmanti) numeri sull’obesità infantile

Dal 2000 al 2016, la percentuale globale di bambini sovrappeso fra i 5 e i 19 anni è raddoppiata, passando dal 10 al 20%. In Italia la percentuale di bambini sovrappeso fra i 5 e i 19 anni è ormai del 36,8%, con un +39,1% rispetto al 1990. Il 42% degli adolescenti che vanno a scuola in Paesi a basso e medio reddito consumano bibite zuccherate e/o gassate almeno una volta al giorno, e il 46% mangia cibo da fast-food almeno una volta a settimana. Questi tassi salgono al 62% e al 49%, rispettivamente, per gli adolescenti nei Paesi ad alto reddito.

Al di là della elevata prevalenza e persistenza del fenomeno, a destare allarme è soprattutto la dimostrazione delle complicanze fisiche e psicosociali già presenti nei bambini obesi e che tendono ad aggravarsi in età adulta.

Importanza delle abitudini di vita dell’intera famiglia.

Come prevenire l’obesità?

  1. Allattamento al seno per almeno 6 mesi (ruolo protettivo, alimento migliore per garantire un regolare accrescimento nei primi mesi di vita)
  1. Abitudini familiari:
  • consumate pasti in luoghi e in tempi regolari;
  • Non saltate i pasti, soprattutto la colazione;
  • Non guardate la TV, il cellulare o il tablet durante i pasti;
  • Evitate cibi dolci o grassi, non acquistate merendine e bevande dolci (limitando anche i succhi di frutta), mangiate abitualmente frutta e verdura, prediligete una cucina semplice con materie prime fresche di stagione (riducendo al minimo i cibi precotti); eliminate il latte intero nei bambini di età superiore ai 2 anni (meglio il parzialmente scremato), contenete i condimenti grassi e controllate le porzioni;
  • Nel tempo libero scegliete attività all’aria aperta per tutta la famiglia.
  1. Attenzione alla merenda/fuori-pasto! Frutta, yogurt, preparazioni semplici e casalinghe vanno benissimo (alcuni bimbi mangiano volentieri anche frutta secca o bastoncini di carote al naturale..basta proporglieli!); non eccedere: è corretto offrire 1 merenda a metà mattina, 1 merenda al pomeriggio.
  1. Educate i bambini ad uno stile di vita adeguato e ad una alimentazione sana e regolare sin dai primi anni di vita (vd. Piramide Alimentare SIP).
  1. Ricordate che anche (e soprattutto) per i bambini esiste un tempo minimo di attività fisica:

“I bambini sotto i cinque anni devono trascorrere meno tempo seduti a guardare gli schermi, devono dormire meglio e avere più tempo per giocare, se vogliono crescere sani”. È questo il messaggio lanciato dall’Oms nelle nuove linee guida (link) sull’attività fisica, comportamento sedentario e sonno per i bambini sotto i 5 anni. Le nuove linee guida hanno valutato gli effetti sui bambini piccoli di un sonno inadeguato e del tempo trascorso seduti a guardare schermi o seduti su seggioloni e passeggini. Inoltre, sono stati anche esaminati i benefici di un aumento dei livelli di attività fisica: divieto assoluto di restare fermi davanti a uno schermo per i bambini da zero a due anni, mentre dai due ai quattro anni i bimbi non dovrebbero essere mai lasciati per più di un’ora a guardare passivamente lo schermo televisivo o di altro genere, come cellulari e tablet.

Per i piccoli fino a un anno di età: attività fisica diverse volte al giorno, compresa mezz’ora in posizione prona. Favorire 14-17 ore di sonno totale al giorno ai neonati.

Bambini da uno e due anni: almeno 3 ore di attività fisica giornaliera e 11-14 ore di sonno totale.

Tra i due e i quattro anni di età: almeno 3 ore di attività fisica giornaliera, di cui almeno una di maggiore intensità, e 10-13 ore di sonno totale.

 

I numeri della sedentarietà: attualmente, oltre il 23% degli adulti e l’80% degli adolescenti non sono sufficientemente attivi fisicamente.

  1. Incoraggiate le passeggiate per gli spostamenti, prediligete le scale all’ascensore, se possibile spostatevi a piedi, in bicicletta, in monopattino (rispettando le norme di sicurezza stradali: non scordate il caschetto se il vostro bimbo esce con bici, monopattino, pattini, etc..).

Vd. Piramide del Movimento SIP

Qualche ‘trucco’ per un corretto svezzamento:

  • Ogni bambino ha i suoi tempi (non fate confronti con fratelli, parenti, figli di amici..).
  • Lo svezzamento va iniziato non prima dei 4 mesi e non oltre i 6 mesi. Si è dimostrato che avviare lo svezzamento entro i 6 mesi può ridurre lo sviluppo di allergie/intolleranze alimentari.
  • Evitate di inventarvi molteplici pietanze o pietanze ipercaloriche, o contenenti zucchero, o frullate ed offerte al biberon, purchè il vostro bambino mangi: i bambini, anche i più selettivi, si autoregolano, assumendo lo stretto necessario. Questo tipo di bambini, mettetevi il cuore in pace, almeno in questa fase, non vi darà soddisfazioni con il cibo. Si tratta di temperamenti molto curiosi, attivi, non gratificati dal cibo, ma più interessati a giocare. Vanno accettati così. Al contrario, rendere il momento del pasto una ‘lotta’ o un teatrino non fa che ottenere l’effetto contrario: il bambino si sentirà al centro dell’attenzione e vivrà il momento del pasto con tensione, mortificazione o, al contrario, come un divertente gioco in cui lui è il protagonista!
  • Se il bambino è attivo, vivace, non perde peso e non ha altri sintomi che allarmano il vostro pediatra, state tranquilli..non fate sì che il problema cibo pervada tutta la vita familiare. Il rischio è quello di generare comportamenti alimentari errati (“purchè mangi, gli dò quello che vuole”), che possono poi sfociare nel tempo, paradossalmente, in obesità.

Preoccupatevi invece che quel poco che mangia sia sano ed equilibrato (eventualmente, se necessario, si può ricorrere a cicli con integratori vitaminici e/o proteici).

  • I bambini possiedono, fin dalla nascita, la capacità di regolare il proprio appetito in funzione dei reali bisogni del proprio organismo (questo ce lo dimostrano i bambini allattati al seno che, pur nella variabilità delle singole poppate, nello stesso giorno ed in giorni diversi, assumono sempre la quantità necessaria ad una crescita normale).
  • Non attenetevi troppo rigidamente alle ricette ed agli schemi per età: purché il bambino sia in grado di gestire la consistenza offerta, via libera agli assaggi di ciò che passa sulla tavola. Il resto della famiglia si adatterà a mangiare poco salato e cibi sani!
  • Rendete il momento della pappa un momento conviviale, da condividere con il resto della famiglia. Meglio, se possibile, mangiare tutti insieme. Gioverà sia ai più inappetenti (stimolando un po’ di più la loro curiosità), sia ai più mangioni (che altrimenti rischiano di mangiare una seconda volta, tramite assaggi, quando il resto della famiglia si siede a tavola).

E’ importante non minimizzare: anche nei bambini l’obesità è una vera patologia, con le sue complicanze.

Necessità di un controllo longitudinale da parte del pediatra di famiglia.

Il peso del paziente va monitorato dal pediatra con regolarità, a seconda dei casi, ogni 2-3 mesi circa. Questi incontri sono anche un’opportunità per valutare e discutere col paziente e i familiari le eventuali difficoltà incontrate e l’impatto psicologico delle nuove abitudini di vita.

Qualora il peso fosse calato in modo significativo, si passa al regime di mantenimento o, addirittura, ad una “dieta libera controllata”: il paziente dovrà limitare i pasti a non più di 5 nella giornata e dovrà mantenere le buone abitudini acquisite.

I bambini e gli adolescenti che rientrano nella definizione di obesità (Body Mass Index, BMI >95° percentile) dovrebbero essere indirizzati allo specialista (nutrizionista/endocrinologo). Una valutazione clinica più approfondita è necessaria anche nei bambini con precoce “adiposity-rebound” (aumento rapido del peso), perché a più alto rischio di sviluppare obesità. Nella popolazione generale in età pediatrica, dopo l’età di 1 anno, i valori di BMI diminuiscono fisiologicamente per poi stabilizzarsi e riprendere ad aumentare mediamente solamente dopo l’età di 5-6 anni. L’età alla quale si raggiunge il valore minimo, prima dell’aumento fisiologico del BMI, si chiama adiposity rebound e mediamente corrisponde all’età di 5-6 anni. Un incremento dei valori di BMI prima dei 5 anni (“adiposity-rebound” precoce) viene riconosciuto come un indicatore precoce di rischio di obesità.

Complicanze dell’obesità:

I bambini obesi possono andare incontro a queste complicanze:

  1. Dislipidemia e diabete: aumento di colesterolo e trigliceridi (‘i grassi del sangue’), iperglicemia e insulino-resistenza (l’ormone che permette di metabolizzare il glucosio), fino al possibile sviluppo di diabete.
  2. Problemi cardiaci e ipertensione. L’obesità determina una serie di alterazioni cardiache strutturali ed emodinamiche, induce un aumento del flusso sanguigno e della gittata cardiaca. L’ipertensione è più frequente nei soggetti obesi a qualunque età. In età pediatrica, l’obesità è la causa principale di ipertensione.

Tutte queste alterazioni metaboliche e dell’apparato cardiovascolare prendono il nome di

Sindrome Metabolica: una condizione che fino a qualche anno fa riguardava solo l’adulto.

  1. Disordini del sonno. Esiste una stretta associazione tra obesità e apnea ostruttiva notturna (OSA). I soggetti obesi sono da 4 a 6 volte più predisposti alle OSA, rispetto ai soggetti magri. La riduzione del peso è la modalità migliore per ridurre l’OSA. Questo disturbo, a lungo andare, può condurre allo sviluppo di ipertensione, malattia cardiovascolare, disordini comportamentali e scarsa qualità di vita (il bambino di giorno è molto stanco, irritabile, fatica a concentrarsi, con frequente riduzione del rendimento scolastico).
  2. Problemi al fegato, tra cui un eccessivo accumulo di grasso nel fegato, con alterazioni della funzionalità epatica (steatosi epatica).
  3. Policistosi ovarica: in giovani adolescenti e giovani donne l’obesità viscerale è associata spesso a iperandrogenismo e iperinsulinismo. Nel tessuto adiposo sono espressi ormoni sessuali e circa il 50% del testosterone circolante deriva, nelle giovani donne, dal tessuto adiposo. L’insulino-resistenza stimola l’ovaio e il surrene alla produzione di androgeni. Queste alterazioni ormonali espongono le bambine obese a un elevato rischio di disordini mestruali e ad un precoce esordio di sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), quadro reversibile con il calo ponderale.
  4. Complicanze ortopediche, dovute all’eccessivo carico a cui sono sottoposte ossa ed articolazioni. I bambini in sovrappeso sono suscettibili di sviluppare deformità ossee, che li possono predisporre ad altri problemi ortopedici in epoche successive della loro vita, come epifisiolisi della testa del femore, ginocchio valgo, tibia vara, pressione e/o dolore da assottigliamento rotuleo, piede piatto, spondilolistesi, scoliosi e osteoartriti.
  5. L’obesità espone al rischio di ipertensione endocranica idiopatica (IIH) o pseudotumor cerebri. E’ una condizione rara e potenzialmente grave, perchè può causare perdita definitiva della vista. La prevalenza aumenta con la gravità dell’eccesso ponderale, potendo però interessare anche i soggetti sovrappeso e normopeso. Il peso in eccesso è anche un fattore di rischio di ricorrenza dell’IIH. Gli adolescenti hanno una sintomatologia simile agli adulti (cefalea, vomito, fotofobia, visione transitoriamente offuscata, diplopia), mentre nei bambini i sintomi possono essere vaghi (irritabilità, apatia, sonnolenza, vertigini, dolore cervicale e dorsale).
  6. Emicrania e cefalea cronica.
  7. Problemi psicologici di scarsa accettazione di sé e/o difficoltà relazionali. Bersaglio di bullismo.

 

Dott.ssa Gallo Maria Chiara

Pediatra

Bibliografia:

  • Io mi svezzo da solo, Lucio Piermarini, 2008;
  • Società Italiana di Pediatria
  • Medico e Bambino
  • RACCOMANDAZIONI PER LA DIAGNOSI E IL TRATTAMENTO AMBULATORIALE DELL’OBESITÀ ESSENZIALE IN ETÀ EVOLUTIVA, Istituto Superiore della Sanità, giugno 2004
  • CONSENSUS SU DIAGNOSI, TRATTAMENTO E PREVENZIONE DELL’OBESITA’ DEL BAMBINO E DELL’ADOLESCENTE, Società Italiana di Pediatria, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, 2017

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